Osservatorio Cornerjob sul Mercato del Lavoro Q1 2017 e previsioni Q2: l’emergenza non curata rischia di degenerare in piaga sociale

CornerJob, l’app leader nel settore della ricerca del lavoro attraverso dispositivi mobili, ha pubblicato oggi i risultati dell’Osservatorio sul Mercato del Lavoro per il primo trimestre 2017 e le previsioni per il secondo trimestre.

  • L’emergenza giovani, già allarmante nel primo trimestre, è oggi una crisi profonda. Lo dichiara l’ISTAT evidenziando un tasso di disoccupazione attorno al 35,2% nella fascia 15-24 anni: il più alto dal 2012. I dati di CornerJob confermano questa diagnosi, evidenziandone un’ancor maggiore gravità. Su oltre 100mila persone che cercano lavoro sulla piattaforma, la fascia d’età fra i 18 e i 29 anni rappresenta il 56% degli utenti totali, e gli under 24 pesano per il 36%. Quindi il volto della disoccupazione italiana oltre a essere sempre più visibile, ha anche tratti sempre più giovani. Seppur su un campione statisticamente meno significativo rispetto a quello ISTAT, l’evidenza di CornerJob è allarmante proprio perché è “pulita” dalla fascia under 18, ovvero quella classe di ragazzi che probabilmente sta ancora portando avanti un percorso scolastico e che, pertanto, se non con qualche “lavoretto” per arrotondare, non è ancora approdata in modo strutturato al mondo del lavoro. “Le patologie non curate quasi sempre peggiorano”, ha commentato Giovanni Dell’Orto, sociologo e job counselor. “Il nostro Paese sta vivendo un momento di pericolosa paralisi, che parte dalle stanze istituzionali e arriva al mondo delle aziende”. “L’aspetto ancora più preoccupante”, aggiunge Mauro Maltagliati co-fondatore e CEO Italia di CornerJob, “è che sono proprio i Millennials i più colpiti dalla virulenza di questa crisi. Stiamo parlando infatti di una generazione ‘liquida’ per definizione, che sa fare i conti con la precarietà e dispone di un’esperienza che al massimo raggiunge i due-tre anni. Una generazione che non rappresenta per le aziende una voce di costo elevata e che, anzi, spesso è anche disponibile a retribuzioni limitate e a contratti flessibili in cambio di una crescita professionale”. Rimane invece sostanzialmente stabile, ma non meno preoccupante, la fascia dei disoccupati over 40, a quota 21,6 %. Un ultimo aspetto interessante è che le donne hanno apparentemente meno difficoltà rispetto agli uomini, rappresentando il 47% di coloro che cercano lavoro contro il 53% della controparte maschile. In realtà, questi sei punti di scarto sono “fisiologici”: spesso infatti le donne, avendo una necessità di work-life balance inderogabile, sono alla ricerca del part time, di lavoro temporaneo o ad alta rotazione.
  • La Lombardia conferma il proprio status di protagonista assoluto del mercato del lavoro in Italia catalizzando il 22,4% delle offerte e il 35% delle candidature, in leggero aumento rispetto al trimestre precedente. Al secondo posto, ma a diverse lunghezze di distanza, troviamo il Lazio, in leggera flessione rispetto al trimestre precedente (16,5% delle offerte e 16,4% delle candidature). Al terzo posto si piazza la Campania, anch’essa in leggera flessione rispetto al Q4 2016 con il 10,6% delle offerte il 9% delle candidature. In posizione più marginale e a ex aequo troviamo regioni tradizionalmente rilevanti nel tessuto economico italiano come Emilia Romagna, Veneto e Toscana (7% dell’offerta e 6,5% della domanda), sostanzialmente stabili rispetto all’ultimo trimestre del 2016.
  • La professione dell’agente immobiliare rimane la posizione più ricercata in Italia, catalizzando il 35% delle offerte di lavoro e consolidando così la propria preminenza. Mentre nell’ultimo trimestre del 2016 il dato era trainato da Lazio, Lombardia e Toscana, oggi vediamo che la domanda di mediatori immobiliari è al primo posto in tutte le regioni italiane. Al secondo posto troviamo il turismo, che catalizza il 13% della domanda, in leggera flessione rispetto al trimestre precedente ma, al tempo stesso, reduce da una stagionalità che, invece lo vorrebbe tradizionalmente protagonista (il Q1 è infatti il periodo in cui gli operatori pianificano la stagione estiva). In netto calo è invece il classico “lavoro d’ufficio”: segreteria, amministrazione e back office (intorno al 5% dell’offerta). “Un segnale importante”, sottolinea Maltagliati. “Le aziende, e soprattutto quelle di dimensioni medio piccole, in questo clima di preoccupante incertezza, non solo hanno congelato gli investimenti, ma stanno operando tagli, soprattutto sul versante delle funzioni che possono essere comprate in outsourcing, come i servizi post vendita, l’amministrazione ecc.”.

Focus sul secondo trimestre 2017: parlare del passato per non pensare al futuro?

Il mercato del lavoro è in attesa e, viste le condizioni attuali, è molto probabile che non si vedranno grosse sorprese neppure nel prossimo trimestre pre-estivo. Ma anche piccoli segnali di svolta sembrano, a oggi, essere improbabili. “Il mercato del lavoro”, commenta Mauro Maltagliati, “sembra vivere uno stravagante momento di totale smarrimento. Sul piano istituzionale, infatti, si continua a difendere strenuamente il Jobs Act, che però sembra già sulla via della “rottamazione” ancora prima di averne verificato la reale validità (che chiaramente ha bisogno di azioni di supporto strutturali e non solo di contingenza). L’attuale governo, forse poco sicuro, visto il clima politico instabile e incerto, sembrerebbe alla ricerca di soluzioni lampo che hanno a che fare più con l’utopia che con un necessario e pragmatico approccio alla risoluzione dei problemi. Ne sono prova tangibile la vita breve – e tormentata – dei famigerati voucher. Creati per portare alla luce e combattere il lavoro nero, di fatto utilizzati in maniera abusiva per legittimare un “lavoro grigio” e quindi mandati al macero. Inutile sottolineare che il problema non è la bontà o meno dello strumento, ma la lotta a eventuali utilizzi impropri. La stessa cosa vale per le dichiarazioni del Ministro del Lavoro. Prima sui cervelli in fuga, di cui non si sentirà la mancanza. Poi sull’importanza del networking, anche sotto forma di “calcetto”, per trovare un impiego. Ciò che colpisce non è la formulazione in chiave provocatoria dei concetti, ma il fatto che sembrino commenti – più o meno condivisibili – pronunciati da qualcuno che è esterno alla realtà dei fatti. Lungi dal voler essere polemico, ma l’urgente necessità è quella di avere una spinta dalle istituzioni, non un’osservazione esterna di una situazione di cui le istituzioni stesse sono invece direttamente responsabili e nei confronti della quale si rende necessaria una risposta urgente e soprattutto strutturale”.

“Non posso che condividere la visione di Maltagliati”, aggiunge Dell’Orto. “Sicuramente il mondo delle risorse umane è in attesa di risposte che non arrivano. Ma, al tempo stesso, soffre della stessa sindrome da insicurezza che vediamo sul piano istituzionale e da cui, probabilmente farebbe bene a uscire velocemente. L’instabilità politica, la critica del passato recente e le attese non certo rosee circa il futuro non possono essere motivo di paralisi. Il contesto macro che viviamo in Italia è comune a molti altri Paesi europei (pensiamo anche solo alla Francia e all’incognita Le Pen o alla Spagna che sta vivendo un momento politico molto simile al nostro). Però è l’atteggiamento che cambia. In Spagna, ad esempio, la crisi è stata arginata proprio a partire da un “sistema impresa” che ha avuto il coraggio di reinventarsi e di trovare nuove “business idea” per essere maggiormente competitivo e tornare a crescere. Hanno investito sui giovani. I giovani si sono inventati il lavoro che non era disponibile, a misura dei loro obiettivi, lasciandosi alle spalle il passato e provando e riprovando. Dimostrando quindi che il supporto di una politica economica più incisiva rimane importante. Ma al tempo stesso, non attendono a tempo indeterminato un intervento divino salvifico, e ad esso antepongono un più pragmatico atteggiamento attivo e positivo, prima che la depressione diventi “una comfort zone” talmente confortevole da mettere a rischio l’esistenza stessa. Perché è questo il vero rischio che l’Italia sta correndo. E vorrei concludere con un messaggio al ministro: rebus sic stantibus, mi aspetterei che fossero i cervelli in fuga a non sentire la mancanza dell’Italia. Ma le reazioni alla sua spiccia dichiarazione sono state decise e unanimi, tanto da far capire a chiare lettere che gli expat rimangono italiani e sognano di poter realizzare i loro sogni in Italia. Noi abbiamo la responsabilità di permetterglielo”.

A PROPOSITO DI CORNERJOB

CornerJob è una piattaforma per dispositivi mobili dedicata alla ricerca di lavoro nata dall’intuito visionario di Mauro Maltagliati, Co-fondatore e CEO Italia della piattaforma, oggi attiva in Italia, Francia, Spagna e Messico. Tra i clienti in Italia vediamo nomi del calibro di Adecco, Randstad, Eataly, Geox, Amnesty International, Generali, Manpower e Angelini.  Con sede principale a Barcellona, CornerJob è stata fondata da Miguel Vicente, Gerard Olivé (già fondatori di Wallapop), David Rodriguez (CEO) e Mauro Maltagliati (Country Manager per l’Italia). E nel 2016 è entrata nella top ten delle app più scaricate su AppStore e al primo posto delle app nella sezione “economia” di AppStore e Google Play.

Annunci