I risultati dell’osservatorio CornerJob sul mercato del lavoro per il quarto trimestre 2016 e le previsioni per il primo trimestre 2017: emergenza giovani, Campania in crescita e settore immobiliare in pole position

CornerJob, l’app leader nel settore della ricerca del lavoro attraverso dispositivi mobili, ha pubblicato oggi i risultati dell’Osservatorio sul Mercato del Lavoro per il quarto trimestre 2016 e le previsioni per il primo trimestre dell’anno appena iniziato.

  • L’emergenza giovani, annunciata dagli ultimi dati ISTAT, che vede un tasso di disoccupazione molto alto (intorno al 40%) nella fascia 15-34 anni è confermata e resa anche più precisa dalle rilevazioni che CornerJob ha estratto dalla sua piattaforma.
    Si parla di precisazione in quanto la fascia d’età presa in considerazione dall’Istituto è molto ampia, e quindi aggrega tre classi molto diverse. La fascia degli under 18 non è rappresentativa, in quanto comprende i “giovanissimi”, ragazzi che probabilmente sono ancora troppo impegnati sulla propria formazione scolastica per pensare a qualcosa che vada oltre il “lavoretto” saltuario. E, in effetti, su un panel di oltre 100mila candidature pervenute, i giovanissimi rappresentano solo il 2,72%. Cresce invece di quasi 10 punti percentuali rispetto al terzo trimestre 2016 la fascia d’età tra i 18 e i 24 anni, assestandosi intorno al 35%. Ed è questo il dato più allarmante. “Se nel terzo trimestre”, commenta Giovanni Dell’Orto, sociologo e job counselor, “il numero di ricerche di lavoro poteva essere distorto dal fattore estate – stagione in cui molti ragazzi cercano un impiego temporaneo – ora si tratta di ragazzi che sempre di più cercano il lavoro vero, anche magari nel corso degli studi universitari, per poter iniziare un progetto di vita che, ovviamente, non può prescindere dall’indipendenza economica. E, purtroppo, fanno fatica. Il dato è reso ancora più preoccupante dal fatto che stiamo parlando dei “millennials” e, quindi, di una generazione che non ha nel suo DNA il dogma del posto fisso, del tempo pieno e – soprattutto – indeterminato”. Rimane invece stabile ed elevata, attorno al 32%, la fascia 25-35 anni.
  • Continua la “sorpresa Campania”.
    Così come nel terzo trimestre, la Campania si conferma una delle regioni più dinamiche d’Italia. Se, infatti, il motore del mercato del lavoro italiano è ancora guidato da Lombardia (in leggero calo rispetto al Q3 con il 18 % dei candidati e il 20% delle offerte), seguita dal Lazio (sostanzialmente stabile con il 16% dei candidati e il 13% delle offerte), l’area di Napoli e zone limitrofe è al terzo posto con il 9,62% delle offerte e il 9,26% delle candidature.

Battendo, seppur di pochi punti ma in trend lievemente crescente, i classici “motori economici italiani” come Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna. Un caso curioso è quello della Toscana, regione evidentemente “ricca” dal momento che a una quota di offerte di circa il 9% del totale contrappone una quota di candidati inferiore di ben quattro punti.

  • Il settore immobiliare continua a guidare il mercato del lavoro.
    Seppure in leggera flessione rispetto al terzo trimestre, l’agente immobiliare rimane la posizione più ricercata in Italia, catalizzando il 35% delle offerte di lavoro. E, accanto alle “regioni guida” del mercato, Lombardia e Lazio, appare al terzo posto la Toscana, che dopo un decennio davvero buio vede la luce, soprattutto a Prato, Firenze e Livorno. I motivi? Il calo dei prezzi in primis, seguito dalla crescita della disponibilità dei mutui e dal ritorno del “mattone” come bene rifugio. Regge molto bene il turismo, con il 15% delle offerte (e un calo “fisiologico” di 4 punti rispetto al trimestre estivo). Mentre raddoppiano, arrivando a coprire oltre l’8% del totale delle offerte, i cosiddetti “lavori d’ufficio”: amministrazione, risorse umane, ecc. Ma il dato sorprendente è che questa “valorizzazione dell’impiegato” non proviene solo dagli over 45, ma anche dai cosiddetti millennials. “Non mi stupisce”, commenta Dell’Orto: ”l’ambizione di giovani cresciuti a pane e internet comincia subito col misurarsi con una nuova scala di valori. Sono guidati dal desiderio di misurarsi in contesti in gli aspetti di teamwork sono fondamentali. Sono figli dell’”intelligenza collettiva”. Si sono lasciati definitivamente alle spalle i miti delle generazioni precedenti come ruolo, status symbol e yuppismi vetusti”.
  • Il numero dei contratti part time è quasi raddoppiato rispetto al trimestre precedente, passando da 1.850 a 3.500. Questo è forse il dato più complesso da decodificare. Da una parte, infatti, c’è sicuramente un’evoluzione culturale che, soprattutto sul fronte giovani e donne, vede il progetto professionale sempre più parte (e non padrone) del progetto di vita complessivo. “Il rovescio della medaglia”, conclude Dell’Orto, “è che la richiesta di lavori a tempo parziale va spesso a compensare un maggiore senso di disorientamento e precarietà verso il futuro all’interno dei nuclei familiari. Non sono quindi rari i casi di donne che scelgono il part time come prima soluzione per far fronte a una diminuzione improvvisa del reddito familiare”.

 

Focus sul primo trimestre 2017

Il mercato del lavoro, contrariamente ai segnali positivi riscontrati nel terzo trimestre 2016, nell’ultimo trimestre ha vissuto un periodo di “congiunture astrali dissonanti”. E anche il 2017 non si apre sotto i migliori auspici. “Il mercato del lavoro”, commenta Mauro Maltagliati, Co-Fondatore e CEO Italia di CornerJob, “è emotivamente sensibile. L’offerta risente infatti non tanto della situazione attuale, ma soprattutto delle aspettative rispetto al futuro. E il futuro è altamente imprevedibile”. Che cosa è cambiato rispetto ai, seppur timidi, segnali di ottimismo rilevati durante l’estate? “Tutto”, risponde Maltagliati. “Già si parla di fallimento del Jobs Act. Io credo sia prematuro un giudizio di merito. Però non si può non guardare la realtà. È chiaro che l’efficacia di certe manovre sia quantificabile non certo nel breve periodo. Però ormai sono passati due anni e le evidenze sono davvero troppo timide. Inoltre, ed è la domanda che non mi faccio solo io, ma che anche le aziende e i candidati si stanno facendo, è quanto tempo si debba ancora aspettare. Non si parte infatti da una situazione “a bocce ferme”. Anche lasciandosi alle spalle le cicatrici di una crisi decennale, l’Italia si ritrova, ancora una volta, in una situazione di sostanziale stallo. Il governo è caduto e ha lasciato il passo a un nuovo governo “di continuità”, in attesa di nuove elezioni. E’ quindi abbastanza improbabile che vengano intraprese nuove manovre “strutturali” a sostegno del mercato del lavoro. E, infine, non possiamo non identificare, nelle recenti proposte di referendum (sul famigerato articolo 18, sui voucher ecc.), ulteriori elementi di destabilizzazione. Non saprei dire quanto necessari. Ma di una cosa sono certo. Di tutto c’è bisogno, tranne che di nuovi scossoni”. Un 2017 all’insegna del pessimismo quindi? “Sostanzialmente sì, ma non sarà il pessimismo cosmico della crisi decennale. Fortunatamente, e le nostre rilevazioni lo dimostrano, soprattutto sulle fasce giovani, il “sentiment” è diverso. Le aspettative sono focalizzate sul progetto di vita individuale, più che sulle variabili macroeconomiche. E quindi, per farla breve, provano e riprovano. Non solo: il fenomeno sempre crescente delle startup dimostra che quello che non c’è, lo si inventa. Seppur più cautamente, anche gli over 50 sono su posizioni abbastanza analoghe. Molti hanno vissuto la perdita del lavoro, la mobilità e, grazie alla riforma Fornero, l’atterraggio nel paradiso pensionistico si è allontanato e non di poco. E quindi, superata la zona “choc”, anche loro stanno riprogettando una rinascita professionale”.

Giovanni Dell’Orto conclude: “Sono d’accordo con Maltagliati nella misura in cui prevedere le evoluzioni del mercato del lavoro nell’immediato futuro è materia da veggenti, più che da analisti. Allo stesso tempo però vorrei aggiungere che, se le ultime vicende politico-istituzionali sicuramente non aprono orizzonti chiari, riscontro una certa rigidità, dal punto di vista delle aziende, verso un necessario cambio di paradigma. Ed è qui, secondo me, il nocciolo del problema. La “rottura del contratto sociale” tra datore di lavoro e lavoratore non è ancora stata pienamente elaborata dalle aziende, che pensano di tenere ancora il “coltello dalla parte del manico”. Non è così. La selezione del posto di lavoro non è più un processo unilaterale e verticale. I millennials lo stanno dimostrando: anche il candidato ha voce in capitolo ed è completamente libero di scegliere la soluzione che gli assomiglia di più. E se non la trova risponde: no, grazie. Ma gli HR manager, questo no, purtroppo fanno ancora tanta, tantissima fatica a digerirlo. E di fronte a ciò non c’è Jobs Act che tenga.”